Protezione passiva antincendio: linee guida e indicazioni generali secondo la normativa di legge

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Con l’espressione “Prevenzione incendio” si intende in genere definire tutti quegli accorgimenti messi in atto per ridurre l’eventualità di innesco di un incendio e comunque per minimizzarne gli effetti, una volta che esso abbia avuto inizio; come appare evidente, tale definizione è  estremamente generale e prescinde dal tipo di attività che si vuole considerare: un edificio (ad uso pubblico o privato), un’industria, una galleria (stradale o ferroviaria), un deposito di materiali, un impianto di estrazione di idrocarburi, etc…

Le azioni che intervengono nel diminuire la probabilità di innesco si definiscono come azioni di prevenzione, quelle invece che intervengono per diminuire il danno sono le azioni di protezione.

Le misure di protezione da adottare sono di tipo attivo e di tipo passivo.

Per Protezione Attiva si intendono tutti quei dispositivi che, in caso di incendio, svolgono un ruolo attivo nell’estinzione dello stesso: in pratica si tratta quindi di estintori, idranti, sprinkler, evacuatori di fumo e calore, rilevatori etc…

La protezione attiva presuppone l’intervento che può avvenire con o senza l’azione umana.
L’uso degli estintori o dell’impianto ad idranti presuppone l’intervento umano, mentre l’azionamento di un impianto automatico (es. impianto sprinkler) non presuppone tale l’intervento.

Per Protezione Passiva si intendono tutte le misure che, in caso di incendio, fanno in modo che esso abbia difficoltà a propagarsi: quindi si tratta dell’utilizzo di prodotti incombustibili o poco combustibili, di materiali posti a protezione di elementi strutturali, di compartimentazioni resistenti al fuoco etc..

Non richiedono l’azione di un uomo o l’azionamento di un impianto.

Tra gli elementi di protezione passiva si possono quindi comprendere: barriere antincendio (isolamento, distanze di sicurezza esterne ed interne, muri tagliafuoco); strutture con resistenza al fuoco commisurata ai carichi d’incendio; materiali classificati alla reazione al fuoco; sistemi di ventilazione; sistema di vie d’uscita commisurate al massimo affollamento ipotizzabile.

Le soluzioni per la protezione passiva antincendio

Sistema di pressurizzazione filtri a prova di fumo

Conforme al D.M. 30.11.1983 ed alle norme UNI EN 12101-6:2005

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Sistema di ventilazione naturale : Master White

Dispositivo di apertura e/o chiusura automatica di serramenti

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Sistema di ventilazione naturale : Condotta Isol Crs

Condotta circolare CRS per la ventilazione verticale

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Riguardo all’isolamento dell’edificio, le distanze di sicurezza riguardano “l’interposizione di spazi scoperti con lo scopo di impedire la propagazione dell’incendio principalmente per trasmissione di energia termica raggiante:

  • distanze di sicurezza interne: proteggono elementi appartenenti ad uno stesso complesso;
  • distanze di sicurezza esterne: proteggono elementi esterni al complesso;
  • distanza di protezione: distanza misurata orizzontalmente tra il perimetro in pianta di ciascun elemento pericoloso di un’attività e la recinzione (ove prescritta) o il confine dell’area”.

La determinazione delle distanze di sicurezza “si basa sulle de-terminazioni dell’energia termica irraggiata in un incendio, secondo modelli di calcolo che forniscono dati molto orientativi”. In particolare nelle normative antincendio vengono introdotti “valori prestabiliti ricavati empiricamente da dati ottenuti dalle misurazioni dell’energia raggiante effettuata in occasione di incendi reali e in incendi sperimentali”.

Poiché la sola adozione di distanze di sicurezza comporterebbe l’utilizzo di grandi spazi da lasciati vuoti, spesso la protezione passiva si realizza anche attraverso la realizzazione di elementi di separazione strutturale del tipo “tagliafuoco”. Ad esempio i muri tagliafuoco, “elementi di separazione capaci di impedire la propagazione di un incendio tra area adiacenti”.

Occorre soffermarsi sulla resistenza al fuoco: “elemento che rappresenta il comportamento al fuoco degli elementi che hanno funzioni portanti o separanti. Numericamente rappresenta l’intervallo di tempo, espresso in minuti, di esposizione dell’elemento strutturale ad un incendio, durante il quale l’elemento costruttivo considerato conserva i requisiti progettuali di stabilità meccanica, tenuta ai prodotti della combustione, e di isolamento termico”.

La resistenza al fuoco può definirsi anche come “l’attitudine di un elemento da costruzione (componente o struttura) a conservare:

  • stabilità (R): attitudine di un prodotto o di un elemento costruttivo a conservare la resi-stenza meccanica sotto l’ azione del fuoco”;
  • tenuta (E): “attitudine di un prodotto o di un elemento costruttivo a non lasciar passare né produrre, se sottoposto all’azione del fuoco su un lato, fiamme, vapori o gas caldi sul lato non esposto al fuoco;
  • isolamento termico (I): attitudine di un prodotto o di un elemento costruttivo a ridurre, entro un dato limite, la trasmissione del calore”.

Dunque con il simbolo REI viene ad identificarsi un elemento costruttivo che deve conservare, per un determinato tempo, stabilità, tenuta e isolamento termico (mentre con il simbolo RE deve conservare la sola stabilità e tenuta, con il simbolo R la sola stabilità e con il simbolo EI la sola tenuta e isolamento termico).

Il simbolo si accompagna poi a un numero che esprime i minuti per i quali si conservano le caratteristiche correlate alla funzione delle lettere R, E o I (ad esempio R 45, RE 45, RE 120, REI 60, REI 120, EI 45, …).

Un altro aspetto della protezione passiva è relativo alla compartimentazione.

Il compartimento antincendio “è una parte di edificio delimitata da elementi costruttivi (muri, solai, porte, ecc.) di resistenza al fuoco predeterminata e organizzato per rispondere alle esigenze della prevenzione incendi”.

Generalmente, ricorda il documento, “gli edifici vengono suddivisi in compartimenti, anche costituiti da più piani, di superficie non eccedente quella indicata nelle varie norme specifiche”. E per stabilire la superficie massima di un compartimento si considerano vari parametri (carico d’incendio, caratteristiche di infiammabilità dei materiali, destinazione dei locali, affollamento, lunghezza delle vie di esodo, impianti, lavorazioni, …).

È  importante ricordare un aspetto fondamentale: tutto ciò che riguarda le prescrizioni obbligatorie in tema di prevenzione incendi è di competenza del Ministero dell’Interno, attraverso il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

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